Reportage – Australia in Vespa

AUSTRALIA

IN VESPA

UN SOGNO LUNGO 20.000 KM

 

Oggi é il primo luglio, la tensione é alta, nella  mia mente scorrono come in un film  tutti i lunghi preparativi, le serate, i week-end passati in garage a pensare e attuare le modifiche che ritenevo necessarie per rendere  più sicura la mia vespa nell’affrontare questo lungo viaggio..

Finalmente sono a Sydney e dopo aver sdoganato la vespa, nel giro di una mattinata, sbrigo tutte le pratiche burocratiche, cosa in Australia  molto semplice. La città si presenta molto pulita e ordinata e la famosa baia è veramente fantastica.

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Inizio il mio viaggio lasciandomi alle spalle il ponte “Harbour Bridge”.

Il tempo è uggioso e davanti a me ci sono circa 1800 Km per arrivare ai 12 Apostoli. Sono nel sud dell’Australia e nella stagione invernale il freddo e le piogge  non mi risparmiano le temperature sono prossime allo zero.

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In compenso i panorami che mi scorrono davanti sono stupendi: foreste, prati, i canguri, purtroppo investiti dai famosi camion australiani,  i road train, che arrivano fino a 60 metri di lunghezza.

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Sono passati 5 giorni e la tappa più fredda e bagnata del mio viaggio è quasi terminata. Entro nella città di Melbourne e l’impressione che ho è di una città diversa rispetto a Sydney, sempre pulita, ma con uno stile più inglese. Dopo una breve visita riparto, perché stasera voglio essere al tramonto davanti ai 12 Apostoli.

La Great Ocean Road, una delle strade costiere più affascinanti dell’Australia; la fortuna mi assiste, la giornata è soleggiata, i tornanti che sto affrontando mi ricordano l’Aurelia ligure, l’unica differenza è che davanti a me ho le onde dell’oceano.

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Verso il tramonto arrivo ai 12 Apostoli e quello che si presenta ai miei occhi mi lascia senza fiato. Queste 12 rocce sparse nell’Oceano, alte fino a 50 metri, sono uno spettacolo senza eguali, come a testimoniare, la forza e la continua erosione dell’Oceano nei millenni sulle splendide coste di questa terra.

La notte mi fermo a dormire nel caravan park della vicina cittadina di Port Campbell. In Australia i caravan park sono eccellenti, puliti e ben organizzati e soprattutto sono un punto d’incontro per gli aussies (australiani). L’affabilità degli aussies è una delle cose che mi ha colpito di più e il loro modo di porsi nei confronti del prossimo è da ammirare, ad esempio quando ci s’incontra ci si saluta sempre, magari con il loro modo simpatico e originale g’day maid.

Mi lascio l’oceano alle spalle e punto dritto verso l’interno, dove inizierò la parte più impegnativa del mio viaggio.

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Port Augusta. Mi rifornisco di generi alimentari, faccio una verifica che la vespa sia a punto e via, qui inizia il vero OUT BACK. Lascio la Stuart Highway all’altezza di Woomera e affronto la mia prima pista di terra rossa, che si chiama Oodnadatta molto conosciuta dagli aussies, che mi porterà a visitare Andamooka miniera d’opale, meno turistica di Cooper Pedy.

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Dopo pochi Km, attorno a me si verifica quello che aspettavo da giorni: il NULLA; è una sensazione particolare, guardare  verso un orizzonte infinito e quando ci si guarda attorno, il panorama è uguale per 360°, ci si sente liberi e Km dopo Km si entra sempre di più in questa nuova dimensione. A tratti può dare qualche preoccupazione, specialmente quando il motore da problemi, ma l’importante è non perdere la calma e concentrarsi sul da farsi. Raggiungo Andamooka, cittadina dove la gente vive ancora una vita dura, alla ricerca della fortuna, un filone d’opale. La serata la passo attorno ad un fuoco a chiacchierare con dei minatori, sorseggiando dell’ottima birra australiana.

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Prossima tappa Cooper Pedy, circa 500 Km di pista. Un cartello all’uscita della città mi avverte di portare acqua e benzina a sufficienza e non è molto rassicurante. Guidare sulle piste australiane è molto impegnativo, specialmente con una vespa, non è permesso distrarsi, nemmeno per un secondo, per il semplice motivo, che il fondo stradale cambia in continuazione, sabbia, rocce, terra e poi di nuovo sabbia e così via, questa alternanza ti fa cambiare tipo di guida continuamente e se non te ne accorgi………..

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L’arrivo a Cooper Pedy mi da molta soddisfazione. Questa prima prova siamo riusciti a superarla sia io che la vespa e mi ha preparato per la grande traversata del Gibson Desert, che dovrò affrontare più avanti.

Ritrovo l’asfalto della Stuart Highway e la distanza che mi separa da Ayers Rock, passando prima da Alice Springs, è di 2000 Km tutti senza una curva. I giorni passano in fretta e piano piano mi inoltro sempre di più nel Red Centre. Il clima cambia: ora ci sono le tipiche escursioni termiche delle zone desertiche e sembra incredibile che di giorno ci siano 30° e di notte si scenda in prossimità dello zero.

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Tre giorni estenuanti, ma ricchi di fascino in queste distese infinite, l’unica compagnia un po’ speciale sono state le Aquile che, all’inizio mi hanno un pò intimorito; una mattina ne ho contate 13, ma poi la loro presenza è diventata rassicurante, come se con i loro voli eleganti, queste regine del cielo, vegliassero su di me.

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Ad Alice Springs mi fermo un paio di giorni e faccio un’escursione nel Mac Donnel Range, una bassa catena montuosa dove si trovano valli con panorami spettacolari, canyon e formazioni rocciose molto interessanti.

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Si riparte; e l’eccitazione cresce perché stasera mi incontrerò con Ayers Rock, il famoso monolito chiamato dagli Aborigeni Uluru (Madre Terra).I calcoli li ho fatti giusti e arrivo proprio al tramonto e il rosso così intenso davanti a me ha del surreale; rimango incantato a osservarlo, fino a quando spuntano le stelle. E’ veramente mistica questa grande Roccia in mezzo al deserto, ora capisco perché gli Aborigeni  la considerano così importante e la rispettano.

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A malincuore dopo aver fatto una visita anche alle Olgas, devo ripartire lasciandomi alle spalle questi gioielli della natura.

 

Davanti a me ho 1200 Km di deserti: il Gibson Desert e il Great Victoria Desert, la pista che li divide si chiama Great Central Road e passa per una buona parte sulle terre degli Aborigeni (Aboriginal Land).

Prima di lasciare Alice Springs, mi sono procurato i permessi per poter transitare sulle terre aborigene e adesso ai miei occhi si apre questa pista rossa, che dal Red Centre, mi porterà di nuovo a sud verso Perth, ed è tutta un’incognita. Ho chiesto informazioni alla polizia sulla pista che avevo intenzione di percorrere, ma sono rimasti molto perplessi per non dire sconcertati; quando gli ho fatto vedere il mezzo che utilizzavo a quel punto mi dissero: è una sua scelta ma consideri che viene percorsa solo con mezzi fuori strada, è poco frequentata e i rifornimenti di acqua e benzina sono ogni 250- 300 km e non c’è nessuna assistenza..

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La voglia di avventura è troppo forte, mi faccio coraggio, avvio il motore e dopo un’ultima occhiata alle Olgas, inizio la tappa più a rischio del mio itinerario. La media giornaliera è di circa 250 Km, così mi rendo conto che se va tutto per il meglio, ci vorranno 5 giorni.

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Oggi è il secondo giorno e a parte l’ovvia stanchezza che mi procura questo tipo di guida, il resto va per il meglio, la vespa risponde bene alle tremende sollecitazioni a cui la sottopongo e le sensazioni che mi pervadono sono molto forti. Il paesaggio cambia in continuazione e la solitudine che ho trovato qui è veramente speciale.

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Con un colpo di fortuna riesco ad avere il permesso di entrare in una comunità aborigena, con l’assoluto divieto di fotografare, per quanto poco posso aver visto della vita degli Aborigeni, la loro realtà purtroppo è stata cambiata totalmente dalla presenza dell’uomo bianco  in modo traumatico e negativo, vivono in una sorta di limbo tra la civiltà d’oggi e quella del passato e come è accaduto agli indiani d’America sono caduti nella micidiale trappola dell’alcool o dei vapori della benzina, mi auguro che riescano a trovare di nuovo le vie dei canti che hanno perduto.

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Sono quasi arrivato, oggi è l’ultima tappa ed essendomi spostato più a sud, il tempo è peggiorato ed è iniziato a piovere e questo è un grosso problema perché la pista è diventata un pantano. Sono a pezzi, dopo 4 cadute e impantanamenti vari, sono costretto a farmi gli ultimi 70 Km al buio, prima di arrivare a destinazione.E’ andata bene: ora dopo una visita a Kalgoorlie, città delle miniere d’oro, devo raggiungere Perth, dove potrò acquistare dei pneumatici, perché quelli di scorta sono terminati.

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Che esperienza! Stento a crederci, dopo una settimana nei deserti, il ritorno nella civiltà fa uno strano effetto…erano meglio i deserti! Scherzo; Kalgoorlie è una cittadina che ha mantenuto l’aspetto di una volta, dei tempi dei cercatori d’oro. Dopo una visita interessante a una miniera, riprendo la Highway ; la velocità di crociera è aumentata e riesco a coprire i Km che mi mancano per arrivare a Perth in un giorno. Piove e lo scoppio del pneumatico posteriore mi fa fare una brutta caduta, fortunatamente senza gravi conseguenze. Ormai sono arrivato e finalmente dopo l’acquisto dei nuovi pneumatici e di un cerchione, visto che le sollecitazioni l’avevano spaccato, posso rimettermi in viaggio con maggiore sicurezza. Prossima tappa: Pinnacles.

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Il deserto dei Pinnacles è incredibile, l’Australia mi sta riservando una sorpresa dopo l’altra, queste rocce che spuntano dalla sabbia ti lasciano senza parole, la notte la passo su una spiaggia completamente deserta e prima di addormentarmi davanti a un fuoco, mi scorrono le immagini di questi ultimi giorni fantastici.

Sono tornato alle temperature rigide e mi aspetta la risalita del 5° Continente fino a Darwin, 4400 Km, dove troverò i tropici. Prima ho ancora due tappe, una per me molto importante: i Delfini di Monkey Mia.

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Sveglia alle 6.3O, per trovarmi sulla spiaggia in tempo per questo evento speciale, l’arrivo dei Delfini. Che eccitazione vederli saltare all’orizzonte e dirigersi a questo appuntamento con l’uomo. Ha dell’incredibile! I Ranger vigilano, affinché nessuno li importuni e dopo un paio d’ore di sguardi reciproci riprendono il largo, lasciandomi una enorme gioia nel cuore.

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La vespa accusa un po’ di stanchezza e prima di rimettermi in viaggio sostituisco le puntine ormai usurate. In un giorno copro la distanza di 600 Km per giungere a Coral Bay , dove mi riposo per un paio di giorni, prima della lunga tappa fino a Darwin.

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Lascio Coral Bay  con le sue bianche spiagge  e i suoi pesci coloratissimi. I rettilinei sono veramente estenuanti, ormai sono al giro di boa. Sono a quota 10.000 Km. Miliaia di termitai, Baobab dalle dimensioni impressionanti, Broome la città delle perle, Katherine con le sue gole incredibili.

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Dopo 10 giorni raggiungo Darwin; un pò deludente, me l’aspettavo più viva; così non mi fermo e proseguo per il Kakadu National Park.

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La prima tappa è a Jabiru dove si trovano delle pitture rupestri aborigene di più di 20.000 anni. Proseguo per Coinda, dove farò una crociera sulle Yellow Water. Coccodrilli, cormorani, canguri, pellicani, cavalli selvaggi, è il paradiso terrestre! dove tutti gli animali vivono indisturbati. E’ splendido: è come vivere in un documentario.

Purtroppo il tempo stringe e a malincuore devo lasciare questo paradiso, per riprendere il mio viaggio e la meta é ancora molto lontana. Prima devo raggiungere la costa e poi andare in direzione sud, fino a Sydney.

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Recupero tempo: rinuncio ad effettuare soste e copro la distanza di 3000 km in meno di una settimana per raggiungere  Cairnes. La fortuna non mi assiste e, dopo due giorni di pioggia, decido di spostarmi più a sud alla ricerca del sole, ma le cose non cambiano, il tempo mi é avverso, quindi proseguo fino a Byron Bay, dove finalmente trovo relax e sole in abbondanza.

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Metto a riposo la vespa per qualche giorno, dopo avergli sostituito il pistone per l’incollaggio delle fasce che ha causato la perdita di compressione, mi dedico allo sport più famoso in Australia, il surf. Prendo delle lezioni e mi diverto moltissimo, anche perché incontro ancora i delfini, che fanno surf  sicuramente meglio di me. Dopo 5 giorni splendidi, mi rendo conto di essere giunto al termine del mio viaggio. Mi separano 800 km da Sydney e mio malgrado mi sono messo a fare il conto alla rovescia: tra meno di quarantott’ore raggiungerò la mia meta.

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Ore 17.15 del 27 settembre: sono sull’Harbour Bridge di Sydney; mi sembra impossibile, ma ce l’ho fatta e nel percorrere questo stupendo ponte, mi torna in mente il giorno della partenza, quando ancora non potevo immaginare l’incredibile avventura di un sogno lungo 20.000 km.

Roberto Bozzo